Credito d'imposta Pubblicità: le obiezioni formulate dalla Commissione Europea

5/12/2018

La Direzione Generale Concorrenza ha inviato la prima risposta ufficiale della Commissione Europea in ordine al credito d'imposta per gli investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa e sulle emittenti radiofoniche e televisive locali, contenente una serie di rilievi su diversi aspetti della misura. 

La “warning letter” contiene obiezioni che nascono dalla rigida considerazione dei criteri che ispirano in generale la normativa europea in tema di aiuti di Stato e di concorrenza:

- le tipologie di media ammissibili al "bonus" configurerebbero un'ipotesi di aiuto di Stato indiretto a causa di un carattere di selettività rispetto ai media non presi in considerazione dalla norma (emittenti radiofoniche e televisive attive a livello nazionale, imprese editoriali stabilite in altri paesi europei o attive su internet);

- la misura avrebbe carattere sostanzialmente retroattivo rispetto agli investimenti di competenza 2017, perdendo quindi la sua funzione incentivante;

- i costi della pubblicità sono generalmente classificati contabilmente come costi di funzionamento (e non di investimento) non idonei ad essere considerati quale base di calcolo per una misura di aiuto coerente con i principi della normativa europea in materia.

Il Dipartimento per l'informazione e l'editoria ritiene che la disciplina in tema di aiuti di stato dovrebbe essere contestualizzata e temperata in considerazione delle peculiarità che distinguono il settore dell’editoria e dell’informazione, nel quale la concorrenza tra imprese di diversi paesi è molto attenuata, anche sotto il profilo delle scelte di investimenti pubblicitari da parte degli operatori economici.

Le risposte da fornire alla Commissione sono oggetto di attenta valutazione degli organi competenti, considerando contemporaneamente possibili soluzioni alternative, anche normative, che possano rendere la misura concretamente fruibile in tempi brevi, così da assicurare un risultato positivo agli operatori economici, una tempistica che non si discosti sostanzialmente da quella già programmata, e modalità applicative che non entrino in conflitto con i parametri della normativa europea.

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