Frode fiscale da 45 milioni di euro nella ricerca scientifica

26/7/2019

L’inchiesta fiscale condotta dalla Guardia di Finanza di Padova e coordinata dalla Procura di Padova, ha portato alla luce una maxi frode nel settore della ricerca scientifica per 45 milioni di euro, con oltre 200 decreti di perquisizione in 38 province italiane tra cui anche Bergamo. I reati contestati sono l’emissione di false fatture per far ottenere ad aziende indebiti crediti d’imposta e il reato di associazione per delinquere, composta dagli amministratori e dal consulente di un network di società padovane, finalizzata alla illecita fruizione di agevolazioni fiscali riconosciute dallo Stato a fronte di investimenti in ricerca scientifica.

L’inchiesta è andata a verificare il regolare utilizzo delle agevolazioni fiscali che consentivano un credito d’imposta (originariamente nella misura del 90%, poi ridotta al 50% a partire dal 2015) a favore delle società che avessero sostenuto costi o finanziato progetti di ricerca in Università o in Enti pubblici di ricerca: oltre a soggetti pubblici istituzionalmente preposti, la norma considera soggetti finanziabili anche i cosiddetti Organismi di ricerca, soggetti che svolgono, senza scopo di lucro, attività di ricerca di base, di ricerca industriale o di sviluppo sperimentale, diffondendone i risultati mediante l’insegnamento, la pubblicazione o il trasferimento di tecnologie.

La frode sarebbe partita e originata proprio da un organismo di ricerca operante in provincia di Padova, vera e propria fabbrica delle false fatture emesse per operazioni inesistenti, sulle quali si basano i fittizi crediti d’imposta. 

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